Primo via libera alla proroga dello smart working

Dopo un approfondito dibattito politico che ha raccolto anche le proposte-appello delle parti sociali, il governo è pronto a presentare un emendamento approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera. Con il decreto Riaperture viene prorogata, dal 31 luglio 2021 al 31 dicembre 2021, la possibilità di ricorrere allo smart working semplificato per i datori di lavoro del settore privato.

In assenza di tale proroga, la previsione della legge n. 81 tornerebbe vigente tra un paio di settimane, costringendo le aziende a nuovi adempimenti burocratici per milioni di lavoratori.

Tale pratica risulterebbe particolarmente impegnativa. Infatti secondo alcune analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano e di Randstad Research, nei prossimi mesi, il lavoro agile interesserebbe un range tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori. Lo smart working si è confermato uno strumento apprezzato dai lavoratori. Questo perché durante la pandemia, ha dato la possibilità di  coniugare produttività, sicurezza e conciliazione vita-lavoro. Attualmente stanno lavorando in modalità agile oltre 5 milioni di lavoratori, nelle grandi imprese il 54% dei dipendenti presta la propria attività ancora “da remoto”. 

La proroga del regime semplificato per lo smart working consente ai datori di lavoro di mantenere l’attivazione di tale strumento solo con un accordo unilaterale, senza invece dover sottoscrivere un accordo individuale come previsto dalla norma.

Questa non è però l’unica novità. Infatti, nel provvedimento confluiscono anche le norme del decreto proroghe sul lavoro agile nella Pubblica Amministrazione.

Cosa riguarda la proroga?

Tra le proposte emendative approvate dalla Commissione, due disposizioni riguardano lo smart working emergenziale e con regole semplificate, nel settore privato e nella Pubblica Amministrazione.

Più specificatamente, la proroga riguarda: 

– la possibilità, per i datori di lavoro, di applicare la modalità di lavoro agile ad ogni rapporto di lavoro subordinato. Ovviamente nel rispetto dei principi dettati in materia dalla normativa vigente, anche in assenza degli accordi individuali con il lavoratore. Gli obblighi di informativa per la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore, che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, sono assolti in via telematica. In tal caso si può ricorrere anche alla documentazione resa disponibile nel sito internet INAIL;

– l’obbligo, per i datori di lavoro, di comunicare, in via telematica, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile. Lo si può fare ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Il futuro dello smart working

Sul futuro dello smart working vi sono approcci diversi, due in particolare. 

Il primo è quello di chi propende per un approccio “libero”, ritenuto in linea con la legge 81/2017 sul lavoro agile, considerata sufficiente sul fronte della tutela sia per le aziende che per i lavoratori.

In questo contesto si rischierebbe di duplicare norme che replicano fuori dall’azienda quanto accadrebbe al suo interno. Dunque, potrebbe penalizzare fino a zavorrare il lavoro agile. Infatti, troppe rigidità potrebbero remar contro l’utilizzo dello smart working e far preferire ai datori di lavoro il ritorno in presenza.

Il secondo approccio fissa regole maggiormente precise, ma senza ricorrere ad accordi individuali. 

Per Angelo Colombini, segretario confederale Cisl con delega a salute e sicurezza, «sullo smart working sarebbe opportuno siglare accordi interconfederali per settore o distinguendo tra pubblico e privato, per stabilire una cornice generale di riferimento».

 

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