REATI INFORMATICI e TRATTAMENTO ILLECITO previsti dal D.LGS. 231/2001

 

Con l’articolo di oggi concludiamo il nostro approfondimento sui reati informatici previsti dal D.Lgs.231/2001.

I prossimi reati che analizzeremo sono tutti reati informatici contro il patrimonio in essi il bene giuridico tutelato è il patrimonio in relazione ai sistemi informatici. 

 Tali norme sono state introdotte per ratificare la Convenzione di Budapest nel 2008, adeguando la normativa italiana alle nuove forme di manifestazione della criminalità informatica.

 

DANNEGGIAMENTO DI INFORMAZIONI, DATI E PROGRAMMI INFORMATICI UTILIZZATI DALLO STATO O DA ALTRO ENTE PUBBLICO O COMUNQUE DI PUBBLICA UTILITA’ – ART. 635 TER 

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette un fatto diretto a distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o ad essi pertinenti, o comunque di pubblica utilità, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. […]”

Il reato si realizza nel caso in cui un soggetto commetta un fatto per distruggere, deteriorare, cancellare, alterare o sopprimere informazioni, dati o programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente o ad esse collegati o di pubblica utilità.

 Il delitto di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità, si differenzia rispetto a quello visto nell’articolo precedente all’art.635 bis c.p.

Questo perché il primo comma non richiede la necessaria realizzazione dell’evento, ma è sufficiente che il soggetto agente ponga in essere atti preparatori ad essa. 

 

DANNEGGIAMENTO DI SISTEMI INFORMATICI O TELEMATICI – ART. 635 QUATER

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635 bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni. […]”

 Il reato si realizza quando un soggetto, con condotte di distruzione, deterioramento, cancellazione, alterazione o attraverso induzione o trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende inservibile sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento.

La norma punisce la condotta del soggetto che tramite la distruzione, la cancellazione, il deterioramento o alterazione di dati o programmi informatici, o mediante l’introduzione abusiva nel sistema informatico, distrugge, cancella, deteriora o altera sistemi informatici o telematici altrui.

La norma in esame punisce più duramente il colpevole della fattispecie dell’art. 635 bis, qualora ne derivi una compromissione irreversibile di un sistema informatico, dati o informazioni.

 

DANNEGGIAMENTO DI SISTEMI INFORMATICI O TELEMATICI DI PUBBLICA UTILITA’ – ART. 635 QUINQUIES

“Se il fatto di cui all’articolo 635 quater è diretto a distruggere, danneggiare, rendere, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ad ostacolarne gravemente il funzionamento, la pena è della reclusione da uno a quattro anni. Se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema informatico o telematico di pubblica utilità ovvero se questo è reso, in tutto o in parte, inservibile, la pena è della reclusione da tre a otto anni. […]”

Il reato si realizza quando il soggetto, con condotte di distruzione, deterioramento, cancellazione, alterazione o attraverso induzione o trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende inservibile sistemi informatici o telematici di pubblica utilità o ne ostacola gravemente il funzionamento.

La condotta che il soggetto attivo pone in essere è la medesima di cui agli artt. 635 bis e 635 quater c.p., oltre a quei comportamenti tali da impedire il funzionamento di un sistema, che siano però di pubblica utilità, venendo ricomprese anche quelle condotte prodromiche alla determinazione dell’evento.

 

FRODE INFORMATICA DEL SOGGETTO CHE PRESTA SERVIZI DI CERTIFICAZIONE DI FIRMA ELETTRONICA – ART. 640 QUINQUIES

“Il soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica, il quale, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto ovvero di arrecare ad altri danno, viola gli obblighi previsti dalla legge per il rilascio di un certificato qualificato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro.”

La legge di ratifica della Convenzione di Budapest sulla criminalità organizzata l’ha collocato nel capo dedicato ai reati contro il patrimonio mediante la truffa.

Il reato si realizza quando il soggetto che presta servizio di certificazione firma di elettronica viola gli obblighi previsti per il rilascio di un certificato qualificato per procurare a sé o ad altri ingiusto profitto o di arrecare ad altri danno. 

 La presente disposizione disciplina un’autonoma figura di truffa (art. 640), che punisce la condotta del soggetto preposto al servizio di certificazione telematica che, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, viola gli obblighi certificativi previsti.

Si tratta di un reato proprio, cioè la condotta è punibile solo se compiuta dal soggetto certificatore della firma elettronica. Inoltre è necessario che il soggetto commetta il reato con lo scopo di soddisfare un determinato fine come procurare a sé o ad altri un profitto o arrecare un danno ad altri.

 

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