REATI DI OMICIDIO COLPOSO E LESIONI GRAVI O GRAVISSIME IN VIOLAZIONE NELLE NORME PER SICUREZZA SUL LAVORO

Con il D.lgs. 231/2001 il legislatore ha introdotto la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. La responsabilità dell’ente è limitata a un elenco tassativo di fattispecie, detti reati presupposti. Il requisito strutturale centrale della responsabilità dell’ente è costituito dalla mancata o insufficiente adozione di modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. L’ente per non incorrere in responsabilità deve avere adottato ed efficacemente attuato il modello organizzativo. 

Tra i reati presupposto all’art. 25 septies sono previsti i reati di omicidio colposo, lesioni gravi o gravissime con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.                          

Questi reati sono stati introdotti nel D.lgs 231 /2001 nel 2007 con legge 123 del 3 agosto. Nel caso di accertamento della responsabilità amministrativa dell’ente per omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’ente sarà condannato con sanzione pecuniaria e sanzione interdittiva. 

La commissione dei reati sopraelencati deve avvenire a seguito di violazione delle disposizioni sulla tutela della salute e sicurezza, ciò determina il legame di questa norma al D.Lgs. n. 81/2008 Testo unico per la sicurezza sul lavoro.

ART.25-SEPTIES OMICIDIO COLPOSO O LESIONI GRAVI O GRAVISSIME COMMESSE CON VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

 “1. In relazione al delitto di cui all’articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell’articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a 1.000 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.                                                                                                                                 […]”

ART. 589, COMMA 2 CODICE PENALE

“Chiunque cagiona per colpa  la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.”

L’omicidio colposo è un reato contro la persona, il bene giuridico tutelato è la vita e l’incolumità fisica delle persone.

Questo reato si concretizza mediante condotte di natura colposa a causa della negligenza, imperizia e imprudenza o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. 

Nel caso dell’omicidio colposo, il soggetto non agisce con l’intenzione di uccidere un soggetto, a differenza dell’omicidio ove è necessaria la volontà di uccidere. 

La condotta tipica consiste nel comportamento del soggetto che contravvenga alle doverose cautele agendo con negligenza, imprudenza o imperizia, oppure violando leggi, regolamenti, ordini o discipline. 

In particolare, si ha “negligenza” qualora l’agente compia una certa attività senza prestare la dovuta attenzione. 

Si parla, invece, di “imprudenza” nel caso in cui il soggetto attivo tenga una condotta contraria ai generali doveri di prudenza ed accortezza. 

Si può parlare di “imperizia” qualora un soggetto tenga una condotta che presupponga la conoscenza di determinate regole tecniche le quali, però, non vengano da lui rispettate, per sua incapacità oppure per sua inettitudine tecnica o professionale.

La disciplina prevede l’applicazione di circostanze aggravanti specifiche nel caso in cui il fatto sia commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche sul lavoro. 

In altre parole la legge prevede un trattamento sanzionatorio aggravato, qualora l’omicidio colposo è commesso violando le norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, posto che il datore di lavoro risulta essere titolare di una posizione di garanzia nei confronti del lavoratore, essendo gravato dall’obbligo di adottare tutti gli strumenti idonei a garantire la sicurezza dei propri dipendenti.

Tale aggravante sussiste quando è contestata la violazione di specifiche norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e quando la contestazione verte sull’omissione dell’adozione di misure o accorgimenti per la più efficace tutela dell’integrità fisica dei lavoratori, in violazione dell’art. 2087 c.c.

Rientra, inoltre, nel novero dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex art. 25 septies d.lgs. 231 del 2001, prevedendo una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a duecentocinquanta euro e non superiore a cinquecento euro.

Sono, inoltre, previste le sanzioni interdittive: l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno.

LESIONI COLPOSE COMMESSE IN VIOLAZIONE DELLE NORME IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO – ART. 590, COMMA 3, DEL CODICE PENALE

“Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. […]”

Le lesioni colpose sono un reato contro la persona, il bene giuridico tutelato è l’incolumità fisica e mentale delle persone che sono minacciate da condotte non dolose. La norma disciplina al primo comma le lesioni personali lievi e lievissime, qualora la malattia sia giudicata guaribile entro i 40 giorni.

Il delitto di lesioni personali colpose punisce chi, tenendo una condotta negligente, imprudente o inesperta, oppure contraria a leggi, regolamenti, ordini o discipline, causi involontariamente,  in un’altra persona, una malattia nel corpo o nella mente.

La disciplina prevede l’applicazione di circostanze aggravanti specifiche nel caso in cui il fatto sia commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche sul lavoro o nell’esercizio abusivo della professione sanitaria. 

Nel dettaglio, se la lesione è grave la pena è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000, se la lesione è gravissima la pena è della reclusione da uno a tre anni.

Anche qui, l’aggravante sussiste sia nel caso in cui è contestata la violazione di specifiche norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro sia quando la contestazione verte sull’omissione dell’adozione di misure o accorgimenti per la più efficace tutela dell’integrità fisica dei lavoratori, in violazione dell’art. 2087 c.c.

Costituisce, inoltre, reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex art. 25 septies del D.lgs 231/2001, prevedendo una sanzione pecuniaria in misura non superiore a duecentocinquanta euro.

L’art. 25 septies prevede anche le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2 (l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi), per una durata non superiore a sei mesi.

In generale, il reato di lesioni colpose è punibile soltanto a querela della persona offesa. Si fa eccezione per i casi previsti nel primo e secondo capoverso della disposizione, limitatamente, in quest’ultimo caso, ai fatti commessi attraverso la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene sul lavoro, o, ancora, a quelli che abbiano causato una malattia professionale.

In entrambe le ipotesi, di omicidio colposo e lesioni colpose commesse in violazione della normativa antinfortunistica, la responsabilità del datore di lavoro è esclusa solo in caso di comportamento abnorme del lavoratore.

In particolare, è esclusa allorquando il lavoratore ha posto, in essere una condotta imprudente che esula dalle sue mansioni e, dunque dalla prevedibilità del datore di lavoro, ovvero nel caso di condotta che, pur rientrando nelle mansioni affidategli, si è tradotta in un comportamento ontologicamente lontano dalle prevedibili imprudenze del lavoratore nell’esecuzione del lavoro.

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